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I dolci
da credenza, mi raccontò mia madre, erano quelli che non si vantavano di
importanti decorazioni ma di essere deliziosamente gustosi e profumati
nella bontà dei loro ingredienti.
Custoditi dietro le vetrine dei panciuti mobili da sala di una volta, i
cui ripiani erano apparecchiati di tovagliette immacolate lavorate ad
uncinetto, mostravano la ricchezza della dispensa delle nonne, delle
mamme, delle zie, delle comari, impeccabili padrone di casa.
Tornando con il ricordo alla sua infanzia, mi disse che l’apertura delle
ante della sua credenza faceva sempre tremare i bicchieri buoni di
cristallo e la porcellana delle grandi occasioni, quella decorata
sull’orlo con un filo d’oro zecchino.
Questi dolci, aggiunse, sembravano non aspettassero altro che la visita
di persone amiche. “Noi bambine eravamo eccitatissime quando gli ospiti
venivano fatti accomodare in salotto, perché avremmo di sicuro
beneficiato di una merenda speciale”. Nell’ascoltarla avrei giurato di
aver
avvertito il tremolìo di vetrine e di bicchieri! Poi abbassò il tono
della voce e fece come per rivelarmi un segreto: “Ora ti insegno a fare
la torta da credenza per eccellenza, la torta più buona che tu abbia mai
mangiato; è ora che in casa si imponga prepotente e inebriante l’odore
cioccolatoso di questa ricetta! Tuo nonno, che la preparava sempre la
sera prima di un giorno speciale come il compleanno mio o di tua zia
Teresa, la chiamava semplicemente torta al cacao, ma a mio avviso,
dovrebbe portare un nome più importante come... La deliziosa di cacao,
per esempio. Per iniziare, prendi dal frigo la panna fresca,
due uova, il burro, un limone; io intanto prendo dalla
dispensa il resto che ci serve, cacao, zucchero,
lievito e farina. Accendi già il forno cara, centocinquanta
gradi vanno benissimo, ci vuole veramente poco per preparare l’impasto.
Bene, la prima operazione da fare, è versare 200 ml di panna fresca in
un piccolo recipiente con due cucchiaidi succo di limone e la bustina di
lievito. Si prosegue, setacciando e mescolando, in un altro recipiente,
75 grammi di cacao amaro e 200 grammi di zucchero, anche un po’ meno di
zucchero se vogliamo renderla ancora più cioccolatosa.
Si aggiungono così le uova intere, 60 grammi di burro fuso e la panna
che intanto si è raggrumata. Per finire, si uniscono 120 grammi di
farina setacciata e si amalgama il tutto.
Vedi questa consistenza da mousse? E’ proprio quella che devi ottenere.
Ecco, adesso basta imburrare una teglia, e in mezz’ora l’odore di
cioccolato si sentirà fin nelle scale.Scommetto che alla nostra cara
signora Zampella, nonché vicina impicciona, basterà anche meno di
mezz’ora per bussare alla nostra porta, attaccare bottone, e chiederci
cosa abbiamo cucinato di buono. Prepariamo il tè per tre, tanto si fermerà
con noi fino a che non le avremo dato la ricetta. Ma col tè prenderemo
dei frollini: la deliziosa di cacao non va mangiata calda altrimenti si
sbriciola tutta, è meglio preparla il giorno prima di gustarla.
Per finire, si spolvera un po’ di zucchero a velo, e il gioco è
fatto”. Non l’avevamo ancora sfornata che sentimmo suonare alla porta;
io presi le tre tazze per il tè. |
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