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IL GATTO' DI PATATE
di Clelia Cirillo

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Erano gli anni in cui frequentavo le prime classi delle Elementari; alle tre e mezzo in punto del pomeriggio mia zia Teresa, da tutti chiamata Sisinella, arrivava a casa mia con le cuginette, Antonietta e Domenica da tutti chiamata Mimma. Noi bambine a volte ci rintanavamo nella nostra stanza dei giochi, altre volte ci contendevamo lo spazio sotto al tavolo di cucina che bastava per due mentre noi eravamo in cinque. Oltre a me e alle cuginette che conoscete di già, erano in gara anche le mie due sorelle, Raffaela, da tutti chiamata Lella e Immacolata, da tutti chiamata Imma.

Vi chiederete perché fosse così speciale giocare sotto il tavolo, ed io accontenterò il mio piacere nel ricordarlo, e spero la vostra curiosità. Lì, per magia, riuscivano bene a noi piccole, le cose che le grandi facevano al di sopra del tavolo! Noi bambine eravamo convintissime di quest’incantesimo.

Alle tre e mezzo di ogni giorno quel tavolo era attrezzato di scampoli, gessetto, metro e forbici per l’imbastitura dei nostri vestiti che sarebbero poi passati sulla pesante macchina per cucire a pedali. In quel mondo parallelo e in miniatura, confezionavamo anche noi, le piccole, vestitini deliziosi ma per le nostre bambole.

Nel tardo pomeriggio spesso ci armavamo di pentoline, piattini, tazzine e tovagliette mentre le mamme preparavano la cena. Ogni tanto queste ci coinvolgevano in qualche passaggio, ma dato che non era propriamente semplice gestire cinque bambine, più spesso giocavamo con rammarico “per finta” alle cuoche.

Un noioso pomeriggio di dicembre del 1981 ero a casa da sola con la mamma, avevo avuto l’influenza, e la zia erano tre giorni che non veniva da noi per non rischiare che si ammalassero Mimma e Antonietta, e anche le mie sorelle non erano in casa, perché erano andate al catechismo. Avevo lo spazio sotto al tavolo tutto per me, eppure quel giorno non mi appariva così allettante giocarci. Ma la mamma ebbe un’idea che mi fece felice, preparare il gattò di patate insieme. Che onore cucinare “per davvero” con lei, quando l’avrei detto alle mie sorelle...E poi, era uno dei miei piatti preferiti, soprattutto quando si abbondava con la mozzarella che avrebbe filato a volontà.

Ve ne dò la mia ricetta. D’inverno, quando fuori fa tanto freddo, è un piacere riscaldare la cucina del profumo di buono di questo delizioso pasticcio salato, ma anche d’estate mangiato freddo, magari come merenda-pranzo in una scampagnata e corredato di tante verdurine fresche, è buonissimo.
Ecco come si fa:
lessate le patate intere e più o meno della stessa grandezza (dalla grandezza delle patate dipende il tempo di cottura) dopo averle lavate accuratamente. Per capire se sono cotte, provate infilzarne una con la forchetta dopo circa 20 minuti e dalla resistenza non avrete ombra di dubbio. Nel frattempo preparate gli altri ingredienti: tagliate a cubetti il salame, la mozzarella  ed il provolone, grattugiate il parmigiano e il pecorino romano. Appena le patate sono cotte, pelatele, e passatele con lo schiacciapatate riversando il tutto in una terrina dove aggiungete oltre al salame e al grattugiato di formaggi, l’olio, il sale, il pepe, le uova, e impastate con le mani.
Riversate il tutto in una teglia da forno e rivestite di pangrattato la superficie aggiungendo qualche ciuffo di burro prima di infornare.
In forno a 180° per circa mezz’ora e il nostro Gattò è pronto, una bella doratura è la spia ideale per farci capire se lo fosse prima di mezz’ora.
Da non servire bollente, aspettare almeno dieci minuti.
Ovviamente quella sera il mio gattò mi sembrò più buono che mai, e quando le mie sorelle senza sapere della mia collaborazione, ne lodarono la squisitezza, io e la mamma ci scambiammo un’occhiata d’intesa e un sorriso che però non passò inosservato, era il momento di svelare come, senza magie, avevo preparato così bene il piatto forte della nostra cena.

N.B. Il nome “Gattò”con molta probabilità deriva dal francese “gateau”, che significa “tortino” o “panetto”: essendo il piatto di origine napoletana, gattò altro non ne è che la storpiatura dialettale, com’è accaduto per tantissime altre espressioni  partenopee.

 
  INGREDIENTI
1 kg abbondante di patate
2 uova intere
50 g. di pecorino romano
50 g. di parmigiano
50 g. di provolone
100 g. di mozzarella
150 g. di salame tipo napoli
3 cucchiai da minestra di olio extravergine d’oliva
pangrattato q.b.
sale q.b.
pepe (solo per i grandi)
burro qualche ciuffo
 
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Fiduciario Slow Food Condotta di Siena  Marco Bechi - Tel. +393394977937 Fax +390577317821 www.slowfoodsiena.it