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Giovedi 26 Gennaio 2006
Incontro tra i produttori di prosciutto dei presidi toscani,

e altri produttori, Francese, Spagnolo (paesi
baschi) e Australiano
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Il nostro
viaggio inizia dalla Sierra de Aracena, una zona di alta collina
dove si allevano i cerdos ibéricos (maiali della razza iberica) per poi
ricavarne i prosciutti. Al centro si trova Aracena, il capoluogo della
zona, e un’altra ventina di km. Jabugo, il paese del prosciutto.
Il primo impatto è stato quello di un territorio che dà molto valore al
"maiale"

la prova è anche la statua bronzea che si trova nei giardini di Aracena

dopo una breve notte di riposo, la mattina ci siamo conosciuti
meglio, un gruppo eterogeneo
molto interessante al quale partecipavano produttori e allevatori
toscani e di altre parti del mondo

e con la preziosa collaborazione dei referenti dell'Ufficio Presidi di
Slow Food
Linda Nano, Michela Blengetti e Luca Fabbri, Governatore toscano

Ogni palazzo parla di prosciutto o meglio di "Jamon" ma l'importante
è ricordare il migliore
e quello vero tutelato dal Consorzio di 20 allevatori è il "Jamon de
Bellotas"
cioè prosciutto di maiale allevato solo con ghiande (Bellotas)

Miguel Ullibarri, del Consorzio Real Iberico, ci ha presentato il
programma della nostra visita
e l'itinerario consistente in varie escursioni per comprendere le
sfaccettature di una realtà tutta spagnola
Real Ibérico è un marchio inventato per l’esportazione: per gli
stranieri non è facile memorizzare
la dizione “Jamón Ibérico de bellota”, che ha un significato
preciso: jamón vuol dire prosciutto;
ibérico individua una razza autoctona spagnola e de
bellota significa che i maiali, almeno negli ultimi mesi di
vita, si sono nutriti solo di ghiande, vagabondando in semilibertà
fra prati e colline, sotto querce e sugheri. Sono quattro, in
realtà, le denominazioni d’origine dell’Ibérico: Guijuelo
(Salamanca), Dehesa de Extremadura, Jamón de Huelva,
con centro nel paesino montano di Jabugo, e Los Pedroches (Córdoba),
queste ultime due in Andalusia.

La prima visita è stata alla più grande Azienda (350 dipendenti) che
lavora il Jamon

5J di Sànchez Romero Carvajal dove, vestiti di tutto punto,

abbiamo visitato lo stabilimento, con zone off limit alle foto

E' impressionante la quantità di prosciutti preparati ogni giorno e
messi a salare

Per sorvegliare la maturazione interviene anche l’olfatto di esperti
operai, che, introducendo in più punti
della coscia un ago di osso di cavallo (che assorbe gli aromi) e poi
odorandolo, ne garantiscono la
perfetta evoluzione. A seconda del peso, dell’altitudine, delle
temperature e dell’intuizione dei maestri di cantina,
i prosciutti maturano fino a due anni e mezzo, ma in certi casi
anche più.

E' molto interessante vedere nella "Bodega" 300.000 prosciutti
appesi, che dopo un attenta analisi

ricevono la marchiatura e hanno l'onore di diventare “Jamón
Ibérico de bellota”

Il clima di
Jabugo è perfetto per la maturazione, poiché alterna gli
influssi temperati
del Mediterraneo ai venti secchi e freddi e alle piogge
dell’Atlantico.
I prosciutti si asciugano lentamente, perdono peso e ha luogo una
compenetrazione
progressiva del sale e del pregiato grasso, indotto
dall’alimentazione di ghianda, tra le fibre
della carne. Il prosciugamento deve essere graduale e naturale e ci vuole
grande esperienza
per evitare l’insorgere di muffe malefiche

In un reparto sterile vengono preparate le confezioni da 100 gr.
tagliando il prosciutto rigorosamente a mano

e nelle stanze di affumicatura stanno appesi migliaia di salumi |
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Ma finalmente in tavola ci aspetta il prodotto finito pronto per essere
tagliato

da mani esperte e da un coltello affilatissimo

che non deve essere mai stanco per il continuo avvicendarsi
all'assaggio.

al
Mesón 5J, il ristorante, dove si celebra il trionfo del jamón,
tagliato rigorosamente al coltello,
e di piatti di pregiato maiale iberico come il "secreto" (taglio di
filetto, reso soave dal suo stesso grasso,
peraltro quasi privo di colesterolo grazie all’alimentazione con le
ghiande) che abbiamo assaggiato dopo una buona
e coreografica zuppa terminando poi con un Pedro Ximénez (uno
Sherry dolce) |
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diretti in uno dei locali più tipici "La Ermita" ricavata in una chiesa
sconsacrata

dove abbiamo gustato diverse specialità

posto semplice, accogliente, a proposito io, Marco, lì in fondo
alla tavola sono il
rappresentante Slow Food per la Cinta senese

senza troppe pretese ma in cui ci siamo conosciuti meglio

Linda dell'Ufficio Presidi di Brà brinda e Michela, sempre di Slow
Food, guarda un pò perplessa le rane fritte |
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Luca, il nostro Governatore toscano, responsabile dei presidi assaggia
con gusto
mentre Simone, macellaio/trasformatore di Rassina (AR), saluta con
simpatia

Ennio, collaboratore di un trasformatore garfagnino del prosciutto
bazzone sembra gradire
e Miguel, nostra guida del consorzio, serve la "cerveza"

Angelo, allevatore/trasformatore di cinta senese, brinda

con Fiona, allevatrice/trasformatrice australiana di maiale biologico e Pello,
allevatore/trasformatore dei Paesi Baschi

e Giuliano macellaio/trasformatore di prosciutto del Casentino, non si
stanca di assaggiarne ancora

mentre Giorgio, referente Slow Food per il Presidio del Prosciutto
del Casentino
continua con le rane insieme a Mark, compagno di viaggio di Fiona,
nonchè marito di una fiduciaria Slow Food Australiana

Fabio, Macellaio/trasformatore del prosciutto bazzone della
Garfagnana beve il Gazpacho

Maria Giulia, la nostra interprete di Slow Food, mangia contenta e
Claudio, allevatore nonchè Presidente del Consorzio del Casentino
speluzzica il formaggio

mentre Monique, allevatrice dei Pirenei ascolta tutti con attenzione

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