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dove l'Oste - Andrea Anichini
ci ha accompagnato in questo
percorso tra cibi - vini e vizi insieme a:

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Mentre Lorenzo ci spiegava i vini, Andrea Anichini ci dava il benvenuto
e il nostro amico
Stefano Bechini ci ha letto il "passo" iniziale
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Nel mezzo del
cammin di nostra vita
mi ritrovai per
una selva oscura,
ché la diritta
via era smarrita.
Ah quanto a dir
qual era è cosa dura,
esta
selva selvaggia e aspra e forte,
che nel pensier
rinnova la paura!
Tant’è
amara che poco è più morte;
ma per trattar
del ben ch’i’ vi trovai
dirò de l’altre
cose ch’i’ v’ho scorte

Lussuria
La lussuria è il più enigmatico
dei peccati. Il più enigmatico proprio perché sembra così palese, chiaro
e senza ombre. Questo peccato cela allo sguardo abissi sconvolgenti,
sull'orlo dei quali poco volentieri un uomo desidera soffermarsi. Ed
ecco, questo vizio, così implacabilmente attraente, offre nel suo calore
avvolgente un'occasione per perdersi e rimandare di un poco ancora, il
momento in cui i nostri occhi si poseranno su ciò che così potentemente
ci terrorizza. La colpa non è cedere al calore avvolgente, ma illudersi
che sia scudo a ciò che ci attende. E la pena è l'ingigantire di questa
illusione.
Brivido del Chianti e Soavità in “Forma”
(ovvero Aspic con Tonno del Chianti e
zolfini e sformatino di verdure)
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abbinato a Chianti Classico

Invidia
L'invidia è il più velenoso dei
peccati. Si insinua nella legittima pretesa - e anche bisogno vitale -
che ciascuno ha di valere qualcosa ai propri occhi. Come un parassita,
si nutre di questa necessità vitale contaminandola con l' idea che il
valere qualcosa significhi essere il primo. Con la conseguenza che chi
non è primo non vale nulla; e con un' ulteriore conseguenza per cui chi
primeggia ci fa male perché ci condanna a non esistere ai nostri occhi.
Ecco la colpa: permettere al parassita di fiorire ai danni della
pianta. Ed ecco la pena: l'inesorabilità del parassita che consuma
lentamente ciò che lo sostiene, fino alla rovina di entrambi.
Venti Pater Noster
(minestra della vinsantaia)
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abbinato a Chianti Classico

Superbia
La superbia è il più radicale e
universale dei peccati. Può fiorire ovunque, in qualsiasi momento, in
qualsiasi azione o passione. La colpa si innesta sul desiderio che ogni
vivente ha di essere se stesso e di giungere al compimento di ciò che è
senza esserlo ancora. E di giungervi con ciò che è e ciò che ha. Deviare
da questo percorso anche minimamente diviene superbia: autonomia non
significa bastare a se stessi e realizzare se stessi non significa
essere soli nell'universo. La solitudine che basta a se stessa è quella
solo di Dio, e peccare di superbia significa peccare di divinità. E la
colpa è dover sostenere la parte di Dio senza essere Dio.
Diavolo
d’ un Picio
(Pici piccanti)
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abbinati a Chianti Classico Riserva

Avarizia
L'avarizia è il più devastante dei
peccati. Il possedere non ammette di dividere con altro l'anima degli
uomini, il possedere è tiranno potente. Il volto vero dell'avarizia è il
potere: chi ha può. E chi più ha, più può. E non è naturale che la vita
tenda sempre al di più? E dunque dov'è la colpa nel possedere in misura
sempre maggiore? La colpa del possedere è l'essere posseduti. Chi brama
di possedere, viene posseduto senza speranza. Alla fine, l'essere
posseduti trionfa e il nostro possedere si sgretola. La colpa non è il
possedere, ma l'abietto mercimonio che si fa di sé stessi, in cambio del
potere. E la pena del possedere è il perdere. Se stessi prima di tutto
Stinco di Santo
(Stinco di manzo al forno e verdure)
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abbinato a Brunello di Montalcino Le 7 camice

Ira
L'ira è il più
riconoscibile dei peccati. E' un'esplosione incontenibile che viene
scatenata quando per troppe volte o su cose troppo vitali ci viene detto
di no. L'ira è una tempesta che si scatena alla superficie del nostro
essere, accesa però da sommovimenti profondi di cui raramente siamo
consapevoli. Quale sia esattamente la colpa dell'ira è difficile dire: a
volte è fragilità, debolezza, troppa sensibilità o un sentore oscuro di
una impotenza radicale, che ci divora dall'interno. A volte è
disperazione, desolazione, frustrazione a cui lasciamo l'anima in pasto.
E la pena dell'ira è il compimento di ciò che essa oscuramente brama.
Vinsanto della Casaccia e Nere Crudità
(Pinzimonio di frutta fresca con crema di cioccolata all'olio di oliva)
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Gola
E' il più ignobile dei peccati, e
accompagna quelle anime che si ritengono sazie di ciò che sono, tanto da
sacrificare alla propria sazietà ciò di cui avrebbero così profondamente
bisogno. La gola non coincide con il peso: non sempre chi mangia più del
dovuto è colpevole e non sempre chi mangia meno del dovuto è innocente.
Colpevoli di questo peccato sono invece quei sazi che si stupiscono di
aver ancora fame. La loro colpa è aver rifiutato il cibo più
indispensabile quando fu loro offerto; la loro pena è implorare quel
cibo quando non c'è più nessuno che gliene può dare.
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Arrivederci alla prossima
tentazione
Accidia
L'accidia è il più intellettuale dei
peccati. E' il rifiuto della vita, dei suoi pericoli e dei suoi dolori.
E poiché non è naturale dire di no alla vita, solo l'intelligenza può
portare a una simile distorsione e mantenerla in essere. Ma ciò
significa, dire di no alla bellezza e alla gioia della vita, e
condannarsi ad un polveroso, gialliccio e stantio destino di romitaggio,
tanto più odiato e insopportabile, quanto più necessario e
irrinunciabile.
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In accompagnamento alla interpretazione dei "PECCATI"
di Andrea Anichini
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sono stati
gentilmente offerti in degustazione i vini
dell'Azienda
Agricola La Casaccia di San Gusmè -
di Laura Frassinelli situata a Castelnuovo Berardenga

(Chianti Classico - Chianti Classico Riserva - Brunello di
Montalcino -Vinsanto)
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e alcune salse e creme
dell'Azienda
"Buon Gusto" di Nicola Sgarbi di Trequanda

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ai quali, al termine del convivio è stato consegnato il Menu
disegnato da Marco Minetto |